ADR (Alternative Dispute Resolution)

Sotto tale dizione vengono ricondotti tutti i sistemi di composizione stragiudiziale delle controversie che si contrappongono ai procedimenti giurisdizionali.

Le ADR si sono sviluppate per la necessità di contenere i tempi, i costi, il formalismo e la rigidità del giudizio ordinario che si svolge dinanzi ad un giudice: si tratta pertanto di procedimenti veloci e per lo più informali, la cui efficacia si basa sulla volontà delle parti di farvi ricorso.

Gli strumenti ADR sono molteplici, ma costituiscono essenzialmente delle variazioni dei due modelli base: l’arbitrato e la mediazione.

L’arbitrato è un procedimento stragiudiziale di risoluzione delle controversie, civili e commerciali: si svolge mediante l’affidamento di un apposito incarico ad uno o più soggetti terzi rispetto alla controversia (arbitri), normalmente scelti dalle parti, la cui decisione (lodo) ha efficacia vincolante per le parti stesse.

Nell’ordinamento italiano si distinguono due forme di arbitrato: l’arbitrato rituale, disciplinato dal codice di procedura civile, e l’arbitrato irrituale o libero, che trova la sua disciplina nella regolamentazione data dalle parti.

Nel caso dell’arbitrato rituale il lodo potrà, previa omologa del giudice, ottenere l’efficacia di titolo esecutivo; la decisione emessa in seguito ad arbitrato irrituale, invece, pur essendo vincolante per le parti avrà esclusivamente efficacia negoziale.

La mediazione è l’attività, comunque denominata, svolta da una figura imparziale e finalizzata ad assistere due o più soggetti sia nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, sia nella formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa.

Approfondimenti: 
adrplus.info

Riferimenti normativi: 
D. m. 6 luglio 2011, n. 145, Regolamento recante modifica al decreto del Ministero della Giustizia 18 ottobre 2010, n. 180

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