Audizione

Tradizionale strumento di ascolto, utilizzato soprattutto dalle assemblee rappresentative. Affinché l’audizione possa dirsi coerente con gli obiettivi della democrazia partecipativa occorre individuare criteri inclusivi per la selezione dei soggetti da interpellare.

Dal punto di vista normativo, l’audizione è generalmente prevista e disciplinata nei regolamenti interni dei consigli (regionali, provinciali e comunali), ma anche negli statuti degli enti territoriali.

Sul piano attuativo essa ha scontato invece un crescente tasso di inefficacia in considerazione del fatto che:

a) viene più spesso utilizzata per acquisire conoscenze di tipo tecnico-specialistico da esperti e testimoni privilegiati, anziché per coinvolgere i destinatari della decisione da assumere;

b) si svolge generalmente su richiesta di singoli soggetti interessati, essendo raramente prestabiliti i criteri per l’individuazione dei soggetti da audire;

c) il prevalente ricorso a pratiche di concertazione e di lobbying tende a convogliare verso altre sedi e altri attori il confronto fra categorie di soggetti interessati e attori istituzionali.

Valorizzare l’impiego delle audizioni nei processi decisionali delle assemblee rappresentative consentirebbe di rafforzare la funzione di indirizzo e controllo delle stesse, in quanto strumento volto ad acquisire informazioni e conoscenze ulteriori e diverse rispetto a quelle tradizionalmente facenti capo agli esecutivi.

Non è pertanto un caso che negli ultimi anni molti regolamenti consiliari si siano aperti a strumenti ulteriori, come la consultazione, l’inchiesta pubblica, il dibattito pubblico.

Una nuova forma di audizione pubblica è stata introdotta dal Trattato di Lisbona e dal successivo regolamento europeo n. 211/2011, ove si prevede che gli organizzatori di una proposta di iniziativa di cittadini hanno diritto, se lo richiedono, di presentare l’iniziativa stessa in un’audizione pubblica, la quale dovrà tenersi presso il Parlamento europeo, dinanzi a soggetti che rappresentino la Commissione “a un livello appropriato” e ad altre istituzioni e organismi dell’Unione europea che intendano partecipare.

Approfondimenti: 
A. PALAZZO, Le indagini conoscitive in Parlamento e nelle regioni, in M. CARLI (a cura di), Il ruolo delle assemblee elettive, vol. 1 – La forma di governo delle regioni, Giappichelli, 2001;

L. PEGORARO, L’attività conoscitiva nel funzionamento delle istituzioni assembleari sub-nazionali: il caso italiano, in M. PATRONO (a cura di), L’informazione parlamentare, Cleup, Padova, 1983.

Riferimenti normativi: 
Regolamento UE n. 211/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 febbraio 2011, riguardante l’iniziativa dei cittadini

L. R. Umbria 16 aprile 2005, n. 21, Nuovo Statuto della Regione Umbria, art. 53

L. R. Umbria 16 febbraio 2010, n. 14, Disciplina degli istituti di partecipazione alle funzioni delle istituzioni... art. 64

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