Baratto Amministrativo

(a cura di Luca Caianiello)

A partire dal 2015, la formula lessicale “baratto amministrativo” comincia ad attecchire in Italia, grazie all’ampio ricorso che ne fanno gli amministratori pubblici locali – sulla scorta del disposto di cui all’art. 24, d.l. 12 settembre 2014, n. 133 (c.d. “Sblocca Italia”), poi, convertito con modificazioni dalla l. 11 novembre 2014, n. 164 – e alla positiva accoglienza da parte degli organi di comunicazione (la stampa in primis), che ne favoriscono la diffusione. Tale sviluppo è, da ultimo, alimentato da un intervento del legislatore nazionale, che recepisce il nuovo sintagma nella rubrica dell’art. 190, d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50, il c.d. “Codice dei contratti pubblici”, configurandolo quale contratto di “partenariato sociale”.

In linea generale, con l’espressione baratto amministrativo è possibile identificare una sorta di “scambio”, disciplinato mediante regolamento ovvero deliberazione a carattere puntuale, attraverso cui l’ente locale, in specie il Comune, prefigura il riconoscimento di riduzioni e/o esenzioni fiscali a fronte e in relazione a determinate attività che taluni cittadini, singoli o associati, si impegnano ad esercitare sul territorio di afferenza, concernenti, in particolare, la pulizia, la manutenzione, l’abbellimento di aree verdi, piazze, strade ovvero la valorizzazione, il recupero e il riuso di aree e immobili inutilizzati.

Tale strumento (al pari della stessa locuzione), come rilevato in dottrina, risulta criticabile, in quanto è immediatamente evocativo di un modello relazionale tra amministrazione e cittadini tendenzialmente basato sulla logica del do ut des, non invece improntato sulla piena applicazione del principio di sussidiarietà orizzontale di cui all’art. 118, co. 4, Cost., pure sotteso alle richiamate disposizioni di legge, che ammette – come noto – forme di partecipazione civica libere e spontanee per la gestione della res publica. Inoltre, tale strumento si pone in contrasto con il principio costituzionale della indisponibilità della obbligazione tributaria.

Approfindimenti:
A. Perrone, Si possono ridurre i tributi per premiare i cittadini attivi?, in Labsus.it, 2015; F. Giglioni, Le ragioni per dire no al baratto amministrativo, in Labsus.it, 2015;

G. Arena, Perché la Corte dei conti dice no al baratto amministrativo, in Labsus.it, 2016; D. D’Alessandro, Un commento agli artt. 189 e 190 del nuovo Codice dei contratti, in Labsus.it, 2016; P. Duret, «Baratto amministrativo» o «simbiosi mutualistica»? Divagazioni su recenti prospettive dell’amministrazione locale, in AA.VV., Scritti in ricordo di Paolo Cavalieri, Napoli, Esi, 2016;

F. Giglioni, Limiti e potenzialità del baratto amministrativo, in Rtsa, 3/2016.

Riferimenti normativi:
Art. 24, d.l. 12 settembre 2014, n. 133, convertito con modificazioni dalla l. 11 novembre 2014, n. 164; Art. 190, d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50.

Riferimenti giurisprudenziali:
Corte dei conti, sezione regionale di controllo per l’Emilia Romagna, deliberazione n. 27/2016/Par;

Corte dei conti, sezione regionale di controllo per il Veneto, deliberazione n. 313/2016/Par;

Corte dei conti, sezione regionale di controllo per la Lombardia, deliberazione n. 225/2016/Par.

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