Conflitto

I conflitti nascono laddove gli individui si sentono discriminati, o ritengono che esigenze da loro ritenute come giustificate alla luce di principi comunemente accettati non vengono rispettate.

Sono accomunati da un’indignazione morale, che deriva dall’esperienza di non vedere riconosciute le proprie istanze nella misura in cui i principi istituzionalmente consolidati sembrano prevederlo.

All’interno di una logica razionale il conflitto può apparire come il costo minore da sopportare in previsione di un fine da raggiungere, ma può anche essere considerato come risorsa da incanalare al fine di generare pacifici cambiamenti sociali: da questo punto di vista, il conflitto è un valore se viene governato.

I processi partecipativi possono essere considerati metodo di governo dei conflitti se finalizzati a trovare soluzioni di tipo cooperativo, capaci da un lato di andare oltre gli esiti di pratiche concertative basate su forme di mediazione degli interessi, come tali non inclusive, competitive e rivendicative; e dall’altro di pervenire ad una decisione mutualmente compresa, anche se non unanime.

Per andare oltre la logica della rivendicazione e compensazione diventano di fondamentale importanza le rappresentazioni che ogni parte ha del conflitto, i modelli di supporto decisionale, le valutazioni sugli effetti delle soluzioni a breve e lungo termine, e la stessa definizione delle regole nel rispetto delle quali deve svolgersi il processo partecipativo.

Approfondimenti: 
L. PELLIZZONI, Conflitti ambientali, Bologna, Il Mulino, 2011;

L. BOBBIO, Conflitti territoriali: sei interpretazioni , in Riv. trim. del Laboratorio Territorio Mobilità e Ambiente - TeMALab, Vol. 4, n. 4, dicembre 2011, in http://www.tema.unina.it;

N. PODESTÀ, Conflitti territoriali e strumenti di confronto. L’esperienza dell’Osservatorio per il nuovo collegamento Torino-Lione, Roma, Aracne, 2009.

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