Integrazione Partecipe

(a cura di Anita Laura)

La parola integrazione deriva dal latino integratio e, in senso generale, significa “rendere intero, pieno, perfetto ciò che è incompleto o insufficiente a un determinato scopo, aggiungendo quanto è necessario o supplendo al difetto con mezzi opportuni” [Enciclopedia Treccani Vocabolario on line 2017].

In ambito sociale si indica con il termine integrazione il processo di costruzione della comunità formata da tutti gli abitanti che realizzano in un determinato territorio i propri interessi. Il concetto di integrazione è fortemente connesso a quello di inclusione sociale, perché è attraverso un approccio inclusivo costruito anche mediante pratiche partecipative che è possibile realizzare una comunità integrata dove vi sia un riconoscimento effettivo ed equo di tutti i gruppi sociali.

Sebbene le politiche di integrazione siano volte a superare i rischi di esclusione e marginalizzazione generati da qualsivoglia causa (povertà, disabilità, ecc.), quello legato ai flussi migratori è oggi certamente uno degli ambiti più complessi e delicati.

A partire dal Programma di Tampere (1999), fino all’attuale Strategia Europa 2020, l’Unione Europea ha posto al centro della propria agenda politica la promozione dell’inclusione e dell’integrazione dei cittadini UE e più in generale degli abitanti dell’Unione. In particolare, l’Unione Europea sottolinea “il carattere dinamico del percorso integrativo, basato sull’interazione degli immigrati e della popolazione residente e sulla promozione della partecipazione dei primi in ambito locale” [Valastro]. Tuttavia, ad oggi, l’UE non è stata ancora in grado di elaborare una strategia unica ed organica che preveda la gestione unitaria ed omogenea dei flussi migratori provenienti dall’esterno, siano essi programmati (es. legati al lavoro o ai ricongiungimenti familiari) che non programmabili (es. rifugiati, richiedenti protezione internazionale, minori non accompagnati).

I diversi modi di concepire l’integrazione e le diverse esperienze realizzate nei vari Paesi hanno evidenziato alcuni modelli di riferimento: il modello assimilazionista, sulla base del quale la cultura del Paese che accoglie impone i propri valori e la propria superiorità rispetto alle culture degli immigrati spogliandoli della loro identità socio-culturale; il modello meltingpot (che si sta evolvendo in salad bowl), che prevede la creazione di un’identità unica ed omogenea verso la quale dovrebbero tendere i singoli gruppi senza l’ingerenza dello Stato; il modello multiculturale, che prevede la conservazione delle specificità delle comunità straniere e lascia alla società di accoglienza l’organizzazione della convivenza e il mantenimento di spazi di espressione per le singole comunità; il modello interculturale fondato sul rispetto delle diversità dei gruppi che vivono in una determinata comunità purché vengano rispettati i valori democratici e i diritti umani alla base della comunità stessa.

Una delle espressioni più rilevanti del modello di integrazione scelto da un Paese è la legge per l’acquisizione della cittadinanza formale: fino all’inizio degli anni 2000 gli Stati europei hanno mantenuto leggi basate principalmente sullo ius sanguinis; ma, a fronte delle trasformazioni sociali dovute dei flussi migratori, in alcuni casi (da ultimo anche in Italia) si è parzialmente rivisto l’impianto legislativo inserendo elementi di ius soli.

Nella legislazione nazionale italiana, rappresentata in particolare dal Testo Unico sull’immigrazione, l’impostazione delle politiche di governo dei flussi migratori è tuttora caratterizzata da previsioni rivolte più alla tutela della sicurezza che all’inclusione e all’integrazione partecipe. Iniziative normative più interessanti si registrano a livello regionale: dopo la riforma del Titolo V della Costituzione vi è stata un’ampia produzione di leggi regionali di settore volte a disciplinare in modo organico gli interventi in favore dell’integrazione e della partecipazione dei migranti alla vita locale. Ne è un esempio la l.r. Toscana n. 29/2009 (Norme per l'accoglienza, l'integrazione partecipe e la tutela dei cittadini stranieri nella Regione Toscana), ove si parla di <<integrazione partecipe>> per realizzare una <<cittadinanza sociale attiva>>, prevedendo forme di governance della programmazione nonché una clausola valutativa per il monitoraggio degli effetti prodotti.

Un altro ambito in cui le politiche di integrazione assumono un rilievo complesso è quello concernente la categoria dei detenuti. In questo ambito la riflessione più recente sull’integrazione ha portato a ripensare i concetti di reinserimento e di misura alternativa alla detenzione, al fine di valorizzare maggiormente la funzione rieducativa di quest’ultima e di orientarne l’applicazione verso un reinserimento attivo dei detenuti, anche attraverso forme di partecipazione che producano un contributo positivo per la comunità.

Mentre nell’impostazione tradizionale il detenuto accede ad una misura alternativa in seguito ad un obbligo a cui è sottoposto e non per sua decisione, le tendenze più recenti mirano ad introdurre l’elemento della volontarietà, promuovendo la possibilità di svolgere attività non solo lavorativa bensì anche volontaria presso associazioni, parrocchie, cooperative, enti pubblici, ecc. Nelle misure alternative che prevedono un contatto diretto con la comunità (come il lavoro di pubblica utilità, l’affidamento in prova al servizio sociale, il lavoro penitenziario gratuito all’esterno, la detenzione domiciliare quando siano previste attività volontarie nelle prescrizioni) la partecipazione ad attività di pubblica utilità e di volontariato attraverso scelte compiute autonomamente dal detenuto può avere un rilievo importante nel percorso di reinserimento e di integrazione dello stesso.

Approfindimenti:
R. Gallissot, M. Kilani, A. Rivera, L’imbroglio etnico in quattordici parole-chiave, edizioni Dedalo, 2012;

A. Sayad, La doppia assenza. Dalle illusioni dell'emigrato alle sofferenze dell'immigrato, editore Raffaello Cortina, 2002;

M. Ruotolo, Gli Stati Generali sull’Esecuzione Penale: finalità e obiettivi,  Relazione al Convegno Attualità di Igino Cappelli - Dagli “Avanzi della giustizia” agli Stati Generali, Napoli, Consiglio regionale della Campania, 26 febbraio 2016, www.penalecontemporaneo.it/upload/1457530812RUOTOLO_2016a.pdf;

A. Valastro, Dalla comunicazione pubblica all’integrazione partecipe”: quali politiche in favore dei migranti e quale ruolo per le ICT, in M. Pietrangelo (a cura di), La lingua della comunicazione pubblica al tempo di Internet, Napoli, 2016.

Riferimenti normativi:
The Europe 2020 Strategyec.europa.eu/info/strategy/european-semester/framework/europe-2020-strategy_en;

Testo Unico sull’Immigrazione e succ. mod., d.lgs. n. 286/1998;

l.r. Regione Toscana n. 29/2009, Norme per l’accoglienza, l’integrazione partecipe e la tutela dei cittadini stranieri della Regione Toscana;

l.r. Regione Umbria n. 18/1990, Interventi a favore degli immigrati extracomunitari;

Legge 26 luglio 1975 n. 354, Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà;

Stati generali sull’Esecuzione penale esterna, www.giustizia.it/giustizia.

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