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Al via il bando per il master in "Progettazione e gestione di politiche e processi partecipativi"

Il tema della partecipazione sta conoscendo una stagione di nuova e intensa attualità. Si tratta però di una questione che investe molteplici e accresciute competenze che concorrono alla definizione delle pratiche e dei processi di partecipazione. Di qui l'idea di un master come quello ideato dall'Università di Perugia che affronti in modo sistemico, integrato e approfondito il tema della progettazione e gestione di politiche e processi partecipativi rivolto a coloro che sono impiegati (o aspiranti tali) nella pubblica amministrazione, nelle istituzioni pubbliche e private, nel terzo settore, nel mondo delle professioni o nell’associazionismo e vogliano perfezionare il proprio know-how conoscitivo ed empirico in relazione alle potenzialità della partecipazione.

Costituzionalismo, democrazia sociale e dignità dell'esistenza. Seconda parte

Il racconto costituzionale e il racconto autobiografico delle vite degli individui si saldano nella aspirazione a un’esistenza libera e dignitosa della persona che è costruzione continua, sviluppo costante. I due racconti in armonia sono in contrapposizione con quello delle politiche dominanti scaturito dal compromesso fra democrazia e capitalismo, in cui l’accento viene posto sugli interessi da realizzare, cosa che indebolisce i circuiti di decisione, inaridendoli perché li priva dell’apporto delle esigenze di vita delle persone in carne o ossa. La via d’uscita a questo inaridimento è qualcosa che va anche oltre la “partecipazione”: è la necessità della “presenza” dei vissuti all’interno dei circuiti di decisione affinché si possa tornare a quell’orizzonte di sviluppo della persona in cui racconto costituzionale e racconti degli individui si saldano.

Costituzionalismo, democrazia sociale e dignità dell'esistenza. Prima parte

Nel riconoscimento della vulnerabilità dell’esistenza e della ricerca costante della dignità delle persone sta la connessione tra l’impianto costituzionale e le vite degli individui. I padri costituenti avevano ben presente la necessità di risposte a quelle due domande, per questo hanno congegnato una Carta che si mantenesse aperta al fluire delle condizioni storicamente date ma fosse animata dal principio del riconoscimento delle esistenze e della rimozione di ostacoli al loro dispiegamento. Ciò porta dritti alla necessità di una partecipazione, anzi: di più, di una presenza delle individualità dentro il diritto, affinché quest’ultimo non solo ne colga le istanze ma si “faccia” con esse. E porta anche a combattere le tendenze che si sono venute affermando con il neoliberismo a fare del diritto una entità svincolata dalle esistenze perché legato ai “valori” dell’efficienza di un sistema economico che prescinde dalle vite stesse.

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