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La partecipazione fra retorica e attuazione. Seconda parte

C'è un elemento che ha fatto irruzione nelle vite degli individui, in quelle dei territori e negli stessi ingranaggi delle democrazie. È la crisi ultradecennale che ha messo a nudo la fragilità, che non è però sinonimo di crisi, ma piuttosto un invito a ripensare certezze e specialismi con i quali per decenni si è pensato di poter affrontare i problemi e programmare le soluzioni. Oggi i saperi tecnici hanno bisogno di essere affiancati da quelli d'uso di chi vive i territori. Lo dimostra la vicenda della progettazione di "grandi opere" a cui i territori si oppongono mettendo in discussione non tanto e non solo l'esito della decisione, ma il come vi si è arrivati. Tutto ciò invita a ripensare le forme e i termini della partecipazione per garantire l'ingresso di saperi sedimentati nei territori e negli individui nel processo decisionale. Non si tratta di varare "grandi riforme", poiché le modalità inclusive vanno esperite sul campo di volta in volta, a seconda della questione da affrontare. Si tratta bensì di garantire che la presa di decisioni tenga conto della fragilità come elemento strutturale e abbia la consapevolezza del tramonto delle vecchie certezze. Nei territori si assiste ormai da tempo a diversi tentativi che cominciano a dare frutti, il livello nazionale invece, che risente dell'ombra dei mercati internazionali, stenta molto di più a entrare in una fase nuova e necessaria.

La partecipazione fra retorica e attuazione. Prima parte

La partecipazione è tanto evocata quanto poco praticata. A ciò concorre il fatto che spesso la demorazia partecipativa è confusa con la democrazia diretta. Ma si tratta di un errore. La democrazia partecipativa è orientata a modificare il come si decide e punta a coinvolgere fattivamente le persone nei processi decisionali, più che a fargli esprimere un "sì" o un "no", come avviene nei referendum. La democrazia partecipativa punta a orientare i decisori istituzionli con i saperi esperienziali delle persone che vivono i territori e i problemi. L'obiettivo è il "come si decide" non il "chi decide".

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