Patto di Collaborazione

(a cura di Luca Caianiello)

Il patto di collaborazione è un atto negoziale, concepito entro il quadro legale del regolamento sull’amministrazione condivisa dei beni comuni, attraverso cui il Comune e i cittadini attivi concordano l’ambito degli interventi di cura, rigenerazione o gestione condivisa dei beni comuni, tesi al soddisfacimento di interessi generali, regolando aspetti importanti del rapporto (collaborativo), quali gli obiettivi da perseguire, la tempistica, le modalità di azione, il ruolo ed i reciproci impegni dei soggetti coinvolti, le forme di pubblicità e altri ancora.

Il patto di collaborazione – che risulta stipulato a seguito di una sollecitazione comunale, promossa mediante avviso pubblico o di un’autonoma iniziativa dei cittadini – presenta, dunque, un contenuto particolarmente ampio, mediante il quale le parti specificano dettagliatamente le condizioni del rapporto.

Cionondimeno, nella prassi applicativa, cominciano a profilarsi due categorie di patti di collaborazione, in relazione al grado di complessità degli interventi concordati, nonché alla loro durata: il “patto di collaborazione ordinario” e il “patto di collaborazione complesso”.

Il patto di collaborazione ordinario ha ad oggetto interventi di cura di modesta entità, anche ripetuti nel tempo sui medesimi spazi e beni comuni – quali, a mero titolo esemplificativo e non esaustivo, la pulizia, l’imbiancatura, la piccola manutenzione ordinaria, le attività culturali e formative – e presuppone l’esperimento di un iter procedimentale semplificato, in cui, in particolare, la “proposta di collaborazione” dei cittadini, dopo essere stata filtrata da un’apposita unità organizzativa, viene approvata dal dirigente e/o responsabile di servizio competente, in ordine alla sua conformità legale e fattibilità tecnica.

Il patto di collaborazione complesso, invece, ha ad oggetto interventi di cura o rigenerazione su spazi e beni comuni, aventi un significativo valore storico, culturale o economico, che implicano la messa a punto di attività complesse e/o innovative, tese, più specificamente, al loro recupero, trasformazione e/o gestione continuata nel tempo. Da ciò ne consegue una maggiore complessità dell’iter procedimentale, in cui è coinvolto anche il livello politico, più in particolare la giunta comunale, chiamata a valutare la sussistenza dell’interesse generale, sottesa alla realizzazione del patto di collaborazione complesso.

Dal punto di vista formale e generale, il patto di collaborazione è da ritenere oggetto di disciplina pubblicistica, solo parzialmente riconducibile agli accordi di cui all’art. 11, l. 7 agosto 1990, n. 241, in quanto se è vero che esso è inscrivibile nell’ambito di un procedimento amministrativo, volto al soddisfacimento di interessi pubblici ovvero generali, è anche vero che trattasi di un procedimento sui generis, caratterizzato da principi in parte originali (delineati nel regolamento sull’amministrazione condivisa dei beni comuni), la cui conclusione, oltre a non essere tipicizzata dal legislatore, non può sostanziarsi in provvedimenti amministrativi.

In tal senso è da escludere, evidentemente, un’assoggettabilità del patto di collaborazione alla disciplina privatistica, fondata sulla disposizione, presente in diversi regolamenti sull’amministrazione condivisa, che richiama l’art. 1, co. 1-bis, l. n. 241/1990, secondo cui “la collaborazione […] si estrinseca nell’adozione di natura non autoritativa”. Una simile opzione interpretativa, infatti, renderebbe applicabile la disposizione di cui all’art. 190, d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50, rubricato baratto amministrativo, avente ad oggetto, più specificamente, una fattispecie contrattuale di c.d. “partenariato sociale”, caratterizzata dall’onerosità del rapporto, che stride con la ragione ultima sottesa al patto di collaborazione, concernente esclusivamente la realizzazione di interessi generali.

Approfindimenti:
G. Arena, Cosa sono e come funzionano i patti per la cura dei beni comuni, in Labsus.it, 2016;

F. Giglioni, I regolamenti comunali per la gestione dei beni comuni urbani come laboratorio per un nuovo diritto delle città, in Munus, 2/2016;

Labsus, Rapporto Labsus 2016 sull’amministrazione condivisa dei beni comuni, 2016.

Riferimenti normativi:
Regolamenti sull’amministrazione condivisa dei beni comuni; Artt. 11 e 12, l. 7 agosto 1990, n. 241.

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