Politiche Pubbliche

Sistemi articolati e coerenti di scelte e di azioni condotte dal decisore pubblico, nella forma di atti normativi e/o provvedimenti amministrativi, al fine di fornire una risposta efficace a problemi di rilevanza pubblica e/o collettiva.

La partecipazione alle politiche pubbliche, che può articolarsi in una molteplicità di forme e di fasi con finalità parzialmente diverse, rappresenta il cuore della democrazia partecipativa, in quanto condizione della qualità e dell’efficacia dei relativi processi decisionali.

Sotto questo profilo, le politiche pubbliche possono definirsi come configurazioni istituzionalizzate di problemi, soluzioni, attori, partecipanti e destinatari, nell’ambito delle quali l’innesto di processi partecipativi è reso necessario dalla crescente complessità e trasversalità delle politiche stesse, considerando che:

a) la legislazione è complicata dalle grandi trasformazioni nell’economia e nei rapporti tra pubblico e privato;

b) le politiche non sono più riconducibili ad un unico attore istituzionale e presuppongono l’intervento di una congerie di soggetti pubblici e privati;

c) il coinvolgimento di settori differenziati rende multiforme l’attività di individuazione dei bisogni e perciò determinante l’utilizzo delle competenze esperienziali dei destinatari.

I motivi del ritardo col quale vengono recepite le istanze di partecipazione nell’ambito delle politiche pubbliche affonda le radici in una cultura dell’agire pubblico e del decidere prettamente aderenti alla dimensione di goverment piuttosto che a quella di governance: di ciò è spia il fatto che la lingua italiana utilizzi un unico sostantivo -politica- per indicare tanto i rapporti fra partiti politici ed elettori che le strategie di intervento predisposte per dati settori; mentre nei paesi anglosassoni vengono utilizzati, rispettivamente, i differenti termini “politics” e “policy”.

Tra le resistenze più diffuse viene indicata quella della percezione, da parte dei decisori, di un rischio di dislocazione del potere (sindrome dell’assedio): in realtà l’allargamento del processo decisionale e del ventaglio dei soggetti coinvolti costituisce opportunità di legittimazione per i rappresentanti e per gli amministratori, e di qualità per le decisioni prese.

A livello regionale si registra peraltro una tendenza crescente a riconoscere la funzionalità della partecipazione rispetto all’efficacia delle politiche pubbliche: molte leggi esplicitamente assumono la partecipazione come “metodo di relazione” o “criterio generale di sviluppo dei processi decisionali”, o ancora come “strumento strategico per il governo” del settore, precisando come la stessa debba contraddistinguere le fasi della programmazione, della attuazione e della valutazione degli effetti delle politiche.

Approfondimenti: 
G. CAPANO, M. GIULIANI (a cura di), Dizionario di politiche pubbliche, Roma, Nis, 1996

L. PELLIZZONI, Politiche pubbliche e nuove forme di partecipazione, in Partecipazione e conflitto, n. 0/2008

L.R. Calabria 26 novembre 2003, n.23, Realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali nella Regione Calabria

L.R. Calabria 2 Febbraio 2004, n. 1, Politiche regionali per la famiglia

L.R. Emilia Romagna 12 marzo 2003, n. 2, Norme per la promozione della cittadinanza sociale e per la realizzazione...

L.R. 2 giugno 2003, n. 12, Norme per l’uguaglianza delle opportunità di accesso al sapere per ognuno e per tutto...

L. R. Basilicata 9 agosto 2007, n. 14, Modifiche ed integrazioni alla L.R. 14 febbraio 2007, n. 4

L.R. Friuli Venezia Giulia 20 ottobre 2006, n. 20, Norme in materia di cooperazione sociale

L.R. Friuli Venezia Giulia 18 agosto 2005, n. 20, Sistema educativo integrato dei servizi per la prima infanzia

L. R. Piemonte 7 Febbraio 2006, n.7, Disciplina delle associazioni a promozione sociale

L. R. Puglia 10 Luglio 2006, n. 19, Disciplina del sistema integrato dei servizi sociali per la dignità e il benessere...

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