Regole sulla Partecipazione

Uno dei principali ostacoli alla efficacia dei processi partecipativi risiede nella diffusa convinzione che tali processi non richiedano specifiche previsioni normative ma, al contrario, debbano essere lasciati alla libera iniziativa dei vari attori: ciò al fine di non ingessare entro schemi predefiniti le pluriformi dinamiche di confronto che possono attivarsi fra istituzioni e società civile.

In effetti, vi sono aspetti dei processi partecipativi per i quali non sono formalmente necessarie discipline giuridiche in senso stretto, come la scelta dei soggetti da coinvolgere, delle fasi nelle quali attivare la partecipazione, delle tecniche di ascolto da utilizzare: questi aspetti riguardano elementi che devono essere valutati caso per caso, sulla base delle specificità dell’intervento di cui si discute.

La necessità di regolare giuridicamente gli istituti partecipativi attiene piuttosto alle precondizioni, ai livelli essenziali, alle procedure e alle garanzie della partecipazione, condizioni di effettività del principio di partecipazione di cui all’art. 3, co. 2, Cost.

Il fatto che la democrazia partecipativa, diversamente da quella rappresentativa e da quella diretta, faccia riferimento ad una pluralità di forme non predeterminate dalla Costituzione, non ne attenua il rapporto con le garanzie ma anzi rafforza la necessità di regole per assicurarle: in quanto espressione di sovranità popolare esercitata in ausilio degli organi rappresentativi, la partecipazione può infatti risultare utile ed efficace solo grazie alla previsione di apposite regole che, pur lasciando flessibili gli strumenti, istituzionalizzino il metodo.

Approfondimenti: 
A. VALASTRO (a cura di), Le regole della democrazia partecipativa, Napoli, 2010

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