Sharing Economy (Economia della Condivisione)

(a cura di Fabiola De Toffol)

Secondo l’Oxford Dictionary, che ha introdotto l’espressione Sharing Economy (in italiano Economia della Condivisione) solo nel 2015, essa indica “un sistema economico in cui beni o servizi sono condivisi tra individui privati, gratis o a pagamento, attraverso Internet”. Risulta però impossibile definirla univocamente, perché si riferisce a una serie di esperienze e casistiche empiriche molto differenti tra loro, utilizzate in modo flessibile e non sempre coerente. Vi sono anche numerose altre espressioni - peer economy, crowd economy, access economy, gig economy, the mesh - usate in modo parzialmente intercambiabile per definire lo stesso fenomeno o alcuni suoi specifici aspetti. In linea generale il termine racchiude una serie di aspirazioni e connotazioni fortemente positive: la pretesa di rinnovare le relazioni sociali, aumentare le opportunità individuali e collettive, creare economie più efficienti e sostenibili, offrire un’alternativa credibile all’attuale sistema socio-economico, democratizzarne la governance e i processi aziendali. Tuttavia, sotto questa etichetta si sono raccolti attori molto diversi: da multinazionali a startup, da imprese sociali e organizzazioni nonprofit ad associazioni comunitarie, reti informali di volontari e cooperative, tra cui si vanno creando alleanze e schieramenti opposti che desiderano essere riconosciuti e cercano di definire il fenomeno a seconda dei propri interessi e obiettivi.

Per tale motivo, ciascuna delle espressioni utilizzate per definire la sharing economy porta con sé importanti spostamenti di significato e tende ad enfatizzare alcune implicazioni piuttosto che altre, generando una certa confusione a livello di analisi e suscitando sentimenti contrastanti nel pubblico di osservatori e stakeholder.

Il Comitato europeo delle Regioni, in un parere del 2016 sulla dimensione locale e regionale dell’economia della condivisione, ritiene che sembrino profilarsi due categorie principali e quattro forme di Economia della Condivisione:

a) l’Economia della Condivisione in senso stretto, o «economia su richiesta» (on-demand economy):

«economia dell’accesso»: per iniziative dell’EdC il cui modello imprenditoriale implica che lo scambio di beni e servizi avviene sulla base dell’accesso anziché della proprietà. Questo tipo di iniziativa si riferisce al noleggio temporaneo di oggetti piuttosto che alla loro vendita/acquisto permanente,

«gig economy» (gig = singola prestazione lavorativa attivata su richiesta tramite piattaforme online o applicazioni di cellulari, smartphone ecc.): per iniziative dell’Economia della Condivisione basate su prestazioni lavorative aleatorie che vengono negoziate in un mercato digitale;

b) la Pooling economy («economia della messa in comune»):

«economia collaborativa»: per iniziative dell’Economia della Condivisione che promuovono un approccio «peer to peer» (tra pari) e/o coinvolgono gli utilizzatori nella concezione del processo produttivo oppure trasformano i clienti in una comunità

«commoning economy» («economia dei beni comuni»): per iniziative dell’Economia della Condivisione a proprietà o gestione collettiva.

Nel complesso, a livello internazionale e italiano, tanto il termine Sharing Economy quanto i suoi quasi-sinonimi sopra citati stanno lasciando il passo alla più ampia e sempre più diffusa espressione Collaborative Economy.

V. anche ECONOMIA COLLABORATIVA

Approfindimenti:
Stokes, K., Clarence, E., Anderson, L., & Rinne, A., Making Sense of the UK Collaborative Economy, Nesta, 2014;

G. Arena e C. Iaione (a cura di), L’età della condivisione, Carocci, Roma, 2015.

https://www.economyup.it/innovazione/sharing-economy-cosa-e-e-perche-e-difficile-dire-cosa-e

https://en.oxforddictionaries.com/definition/sharing_economy

http://www.fondazioneunipolis.org/wp-content/uploads/2015/12/Ricerca-Economia-collaborativa-e-Cooperazione.pdf

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