Umbertide, 27 novembre 2015 - «Pietramelina, l'area era franosa e si sapeva»

UMBERTIDE - «Noi lo avevamo  detto e prima di noi il Comitato Inceneriton Zero. Tutti sapevano ma hanno fatto fìnta di niente per 35 anni». Così afferma il Coordinamento Pietramelina che riunisce le associazioni e i cittadini in lotta da tempo contro la discarica (nella foto una assemblea), alla luce dell'inchiesta che ha coinvolto Gesenu. «Agli amministratori e ai dirigenti perugini - sottolinea il Comitato - avevamo detto, con tanto di relazioni tecniche, che le caratteristiche idrogeologiche della zona non erano buone, che era franosa, permeabile, fragile. Avevamo anche detto che porre una discarica e un impianto di compostaggio così lontano dalle arterie di comunicazione principali avrebbe portato ad una impossibilità dei controlli, soprattutto se controllori e controllati erano gli stessi. Avevamo poi manifestato perplessità sui controlli di Arpa. OGGI LE indagini parlano di interdittive antimafia, analisi nascoste, inquinamento di aria, acqua e suolo, traffico illecito di rifiuti, riciclo di percolato, di una zona devastata dall'inquinamento e dalla puzza. E chissà che non ci sia dell'altro». Quindi le proposte: «II piano regionale dei rifiuti va rifatto nell'ottica della trasparenza e della sicurezza. Ogni Comune dovrà avere propri impianti di facile gestione e vicino al centro di raccolta e di pretrattamento, in zone facilmente accessibili e controllabili. In questa ottica gli impianti di Pietramelina vanno chiusi e l'area bonificata al più presto».